Vorrei porre all’attenzione di questo Consiglio Comunale una serie di questioni relative alla gestione della vicenda della salvezza della Cavese Calcio ed in particolare all’operazione denominata “Salviamo la Cavese”.
Do atto al Sindaco e all’amministrazione tutta dell’impegno profuso nella gestione della vicenda che, allo stato iniziale delle cose, non faceva ben sperare. La forza del successo è sicuramente dovuta al lavoro dell’Amministrazione, ed anche ai tifosi, ai cittadini ed agli imprenditori cavesi che hanno risposto con grande sollecitudine all’invito del Sindaco di contribuire economicamente alla salvezza della S.S. Cavese 1919, dimostrando un amore per la squadra metelliana e per la nostra città che ci fa onore e che ci rende, per questa ragione, ancora più in dovere di rispondere agli stessi cittadini con chiarezza e fatti concreti.
Non occorre ricordare a nessuno, in questa sede, che il Consiglio Comunale lo scorso 26 giugno ha votato all’unanimità il seguente ordine del giorno “Il Consiglio Comunale, considerando la S.S. Cavese 1919 patrimonio di tutta la città; vista la sua valenza sociale, di promozione del territorio, di istituzione fortemente identitaria, impegna l’Amministrazione Comunale, in questo momento di particolare difficoltà della squadra cittadina a destinare un sostegno finanziario, anche nelle sue forme dell’utilizzo e manutenzione del campo sportivo, ecc…, nella misura di almeno € 150.000, 00 purchè la squadra continui a militare in Prima divisione”
Voglio sottolineare che questo provvedimento l’ho votato d’istinto, facendo premio ad una posizione che avevo deciso di assumere riguardo a questa vicenda (“né aderire, né sabotare”), piuttosto che alla razionalità imposta dal mio ruolo di amministratore.
Tuttavia subito dopo il voto mi sono reso conto di alcune contraddizioni insite in questo atto decisionale. Da dove si prendono i soldi? Come si giustifica un contributo così oneroso dato ad una società privata? Perché dopo tutto, è di quello che si parla!
Tali argomentazioni sono state chiaramente illustrate in sede di conferenza dei capigruppo del 26 giugno (verbale n. 9) in cui il Sindaco, dopo aver chiarito i contenuti dell’atto di indirizzo, ha condiviso la richiesta, avanzata in quella sede oltre che da me dai colleghi Scarlino e Bove, di acquisire agli atti, a supporto della Delibera di Consiglio Comunale, una relazione del Segretario Generale ed un parere dei revisori dei conti circa la correttezza e la legittimità del provvedimento adottato.
Faccio notare che nulla di quanto concordato è, ad oggi, stato messo a disposizione di questo Consiglio Comunale.
Pertanto, considerato che il provvedimento votato, era condizionato all’iscrizione della società nella prima divisione e alla costituzione di una nuova compagine societaria che evidenziasse una forte discontinuità con la precedente, chiedo che questi documenti entrino, in breve tempo, nella disponibilità dei Consiglieri Comunali.
L’iscrizione della Cavese Calcio al campionato in Prima Divisione è, oggi una realtà. Pertanto come atto consequenziale al deliberato di indirizzo del Consiglio Comunale la Giunta dovrebbe elargire il contributo promesso. Chiedo, quindi, che la documentazione di supporto sia messa nella disponibilità dei consiglieri comunali, prima dell’approvazione dell’atto di Giunta.
La seconda questione è relativa alla costituzione della nuova società e al trasferimento delle quote societarie.
Rispetto a questo non c’è ancora molta chiarezza.
Il 9 luglio scorso, il Sindaco, nel corso della conferenza stampa con la quale annunciava l’adempimento di tutti gli obblighi imposti dalla Covisoc, aveva ufficializzato l’acquisizione delle quote della S.S. Cavese 1919 da parte di un gruppo di imprenditori locali, dopo aver ritenuto insufficiente (e fuori tempo massimo) l’offerta di acquisto da parte di imprenditori toscani, facenti capo a Ermanno Pieroni, rappresentati sul territorio cavese dall’avv. Gino Montella.
La “Cavese resta ai cavesi ed un è motivo di orgoglio” aveva immediatamente sottolineato l’assessore Adinolfi, a margine della conferenza, sottolineando la serietà e la solidità del nuovo gruppo dirigente.
Ottenuta l’iscrizione al campionato (16 luglio), la nuova dirigenza è stata presentata il 20 luglio a Palazzo di Città, ancor prima di aver determinato il riparto delle quote tra i singoli soci, ufficializzando le cariche sociali, in particolare presidenza (Antonio Di Donato) e vice presidenza.
Con tale atto pubblico, appariva evidente che la fase di accompagnamento del Comune alla costituzione dell’assetto societario potesse essere conclusa e si aprisse la fase di gestione ordinaria del club da parte della nuova proprietà.
Di fatto le cose sono andate diversamente.
Per giorni sulla stampa si è dibattuto sulle cariche sociali proposte nel corso della pubblica assemblea e si sono resi evidenti malumori tra gli stessi imprenditori, divisi sulla ripartizione delle quote, sui ruoli da assumere e, non ultimo sulle scelte tecniche assunte, da quanto ho appreso dai giornali, dalla stessa amministrazione, che ha chiesto la collaborazione dell’avv. Francesco Saverio Maglione.
L’avv. Maglione appunto. Signor Sindaco sii prudente, e soprattutto tenga fuori l’Amministrazione e l’Istituzione dalla gestione della società.
L’avv. Maglione, penalista napoletano, era l’avvocato difensore del clan Giuliano di Forcella, in particolare di Luigi Giuliano. Da L’Espresso dell’8.9.’05 a firma di marco Lillo: << Maglione ha lasciato nel 1996 la professione dopo l'omicidio di Anyo Arcella, l'altro difensore storico di Giuliano. Ora fa il dirigente sportivo in molte squadre della Campania. Mentre è sottoposto a indagini, progetta affari insieme a Gianni De Vita, l'ex amministratore dell'Ancona Calcio, arrestato per lo scandalo fideiussioni>>.
Lo stesso Maglione, arrivando a Cava, ha dichiarato che intende ripetere il miracolo Giugliano. Vediamolo il miracolo Giugliano, sempre dalla stessa fonte: << Maglione e De Vita progettano di salvare la squadra campana del Giugliano. Lo scopo ultimo in realtà è quello di ottenere vantaggi economici dalla giunta di centro-sinistra. Secondo Maglione, il sindaco avrebbe potuto concedere appalti e terreni a chi avesse salvato la squadra. Maglione vuole creare una società con il consigliere comunale dei verdi Raffaele Vitiello e l'ex presidente del Napoli, Luis Gallo, per costruire un termovalorizzatore o un impianto sportivo. I soldi? Sarebbero venuti dal Credito Sportivo. Secondo Maglione, il presidente del Credito, Andrea Valentini, e il viceministro dell'economia Mario Baldassarri erano riconoscenti a De Vita>>.
Signor Sindaco, alla fine di un percorso estenuante che ha creato forti tensioni nella stessa tifoseria, Le chiedo ora di fornirci elementi chiari, attraverso una relazione scritta e puntuale da parte dell’assessore Adinolfi:
• sui criteri scelti per l’assegnazione delle quote societarie ai singoli imprenditori;
• sulla modalità di impiego degli oltre 200 mila euro versati dai cittadini attraverso la raccolta fondi “Salviamo la Cavese” organizzata dal Comune;
• sui criteri adottati dall’amministrazione per l’individuazione dell’avv. Francesco Saverio Maglione, quale consulente tecnico della S.S. Cavese calcio, che ha operato per oltre 20 giorni, pur senza aver sottoscritto un regolare contratto, e senza la garanzia che la nuova compagine societaria ne confermasse le funzioni, mettendo l’amministrazione a rischio di un eventuale contenzioso per la prestazione d’opera svolta dal consulente;
• sulle motivazioni che hanno spinto, nei giorni scorsi, una parte degli imprenditori a rinunciare all’acquisizione delle quote e a rimetterle nelle mani del Sindaco, che secondo indiscrezioni giornalistiche, sarebbero dipese, oltre che da divergenze sulla composizione dell’assetto societario anche dalla scelta del consulente tecnico Francesco Saverio Maglione.
Alla luce di tutto ciò, raccomando l’amministrazione di evitare qualsiasi ingerenza, da oggi in poi, nella conduzione della società Cavese calcio e mi auguro che la stessa adotti politiche gestionali improntate alla massima trasparenza, probità e correttezza, tanto vale anche nella scelta di dirigenti, tecnici, calciatori e collaboratori.
Cogliamo l’occasione per formulare i migliori auguri alla nuova società, ai calciatori ed ai tifosi della Cavese.
Un’ultima questione riguarda la proposta fatta dagli imprenditori al Sindaco, nell’Assemblea pubblica del 20 luglio, in cui gli è stato chiesto di ricoprire il ruolo di Presidente Onorario della società. Egli lo ha rifiutato, paventando l’esistenza di una incompatibilità di ruoli, e lo ha ceduto all’assessore Adinolfi.
Rispetto a tale circostanza voglio ricordare, prima a me stesso, che un’amministrazione comunale, ai sensi di quanto stabilito con la riforma del titolo V della Costituzione, persegue gli interessi generali della collettività in materia di attività sportiva e disciplina le forme di utilizzo e gestione degli impianti sportivi di proprietà comunale che devono soddisfare gli interessi della collettività.
In particolare al Consiglio Comunale è deputata l’individuazione degli indirizzi generali per lo sviluppo della rete degli impianti sportivi e l’eventuale scelta di nuove costruzioni e acquisizioni.
Spetta, invece, alla Giunta Comunale l’individuazione e la formalizzazione dei rapporti tra il Comune e gli organismi che svolgono attività sportive, la concessione degli impianti, l’affidamento a terzi, la determinazione delle tariffe per l’uso degli impianti e l’erogazione di eventuali contributi.
Alla luce delle funzioni svolte dalla Giunta appare evidente che la carica di Presidente Onorario non può, in alcun modo, essere ricoperta da un assessore della Giunta che potrebbe facilmente ricadere, nello svolgimento della sua funzione istituzionale, in situazioni di conflitto di interesse.
Si potrebbe osservare che tale circostanza può essere superata astenendosi da qualsiasi atto deliberativo possa che possa arrecare benefici alla società Cavese Calcio 1919.
Sarebbe coprirsi dietro un dito. Io ritengo che, una volta costituita la nuova società, l’amministrazione comunale debba continuare a svolgere i suoi compiti istituzionali e lasciare al Consiglio di Amministrazione e al Legale rappresentante, la completa gestione della società e la scelta degli indirizzi e delle azioni da intraprendere.
Questo perché l’assessore, che nel caso di specie detiene anche la delega allo sport, come si evince dall’art. 50 del nostro Statuto comunale, compie tutti gli atti di indirizzo e controllo che non sono assegnati al Consiglio al Segretario Generale e ai dirigenti, collabora all’elaborazione delle linee di indirizzo politico di governo e soprattutto propone i criteri generali per la concessione di contributi, sussidi e vantaggi economici, di qualunque genere, ad enti e persone.
Tanto più che corrono voci sempre più insistenti su un contratto da team manager della squadra assegnato dalla nuova società al figlio dell’Assessore Adinolfi, contratto che sarebbe già stato censito in Lega.
È facilmente comprensibile che tali situazioni, pur credendo nella buona fede dell’assessore, prefigurano la possibilità che si creino condizioni per le quali si finisce per agevolare una società sportiva piuttosto che un’altra.
Intendo dire che nella circostanza di specie il conflitto di interessi esiste a prescindere dal fatto che ad esso segua una condotta impropria o meno.
Mi auguro perciò che la proposta della Presidenza Onoraria all’assessore, formulata in sede di un’assemblea pubblica, che aveva ufficializzato anche altre cariche di fatto mai assegnate, abbia ugual valore e che, pertanto, l’assessore Adinolfi non venga in futuro messo in condizione di dover scegliere tra la carica di Presidente onorario (o qualsiasi altra carica o funzione all’interno della società) e quella di assessore.